Tomura

Sei un fotografo professionista? Non vendere più le tue immagini

La fotografia non vende più

Sei un fotografo professionista? Allora non vendere più le tue immagini.

Le regole base del mercato sono cambiate.

L’offerta di fotografie è sempre più alta: ormai sono reperibili e fruibili con facilità da chiunque.

Sempre più persone hanno a che fare con le immagini e molte di queste decidono di proporre al pubblico i propri servizi.

Queste tendenze fanno sì che il valore percepito delle immagini diminuisca.

Di conseguenza, si rivela sempre più difficile vivere di fotografia e riuscire a farsi retribuire per qualcosa che, secondo l’idea comune, può essere fatto da chiunque.

E tu come puoi reagire?

Puoi piangerti addosso, abbassare i prezzi, lasciare il settore.

Oppure puoi iniziare a pensare fuori dagli schemi, abbandonando completamente la logica di mercato che ha accompagnato il fotografo professionista negli ultimi 30 anni.

Ognuno oggi realizza immagini.

Con un telefono ne immortaliamo più di quelle che ci servono, più di quelle che ricordiamo, più di quelle che riguarderemo.

In un bel libro, Ando Gilardi invitava a riflettere grazie a questa frase:

“Ci sono più fotografie di elefanti di quanti elefanti vi siano mai stati in natura”.

Un tempo c’era una persona che era deputata all’utilizzo dell’immagine, oggi gli strumenti che abbiamo a disposizione sono decine di volte più potenti e danno a chiunque la possibilità di esprimersi nel modo che più lo rappresenta.

Può darti fastidio se sei un fotografo professionista, ma evitiamo di essere elitari: tutto questo patrimonio, se archiviato e catalogato, permetterà all’essere umano di avere materiale da analizzare per i prossimi secoli in ambito antropologico, sociale e statistico.

Chi scatta fotografie, oggi?

Per la maggior parte non fotografi, che realizzano per lo più istantanee che nascono e muoiono dentro ad un telefono, in mezzo a centinaia di altre.

La Fotografia con la F maiuscola che fine ha fatto?

Il modo in cui apprezziamo le immagini è cambiato proprio perché diamo per scontata la facilità con la quale riusciamo a catturarle, intrappolando pezzi di realtà e della nostra vita.

Siamo la generazione con più fotografie della storia, ma anche quella che ne apprezza meno le potenzialità.

Siamo la generazione che fotografa gattini, panorami e maschere di Venezia (come dice sempre Benedusi), non riconoscendone la semplice bellezza e al tempo stesso puntando il dito contro la loro banalità, senza renderci conto che forse la massa in questo momento può offrire e accogliere solo questo tipo di immagini.

Fotografie “terribili” che poi reclamano (con successo) i loro like nei vari social network.

Noi fotografi professionisti (è capitato anche te, lo so), che spesso prendiamo in giro l’amico, lo sconosciuto o il collega che quell’immagine l’ha creata, non realizziamo che questa è la nuova realtà.

Una realtà in cui la massa ha accesso alla cultura in maniera bidirezionale: può fruirne, può parlarne ma può anche crearne (e, permetteteci di dire, per fortuna).

Perché, accanto a fotografi che rischiano di sparire, esistono anche fotografi di successo?

Proviamo a fare un confronto.

Il mondo della fotografia ha molte analogie con il mondo della musica e con quello dell’editoria, partendo da Kodak ad altre aziende che hanno seguito lo stesso tracciato.

Semplicemente, non hanno capito i cambiamenti del mercato e quindi non hanno modificato i propri modelli di business, continuando a fare le stesse cose di sempre, forti della loro posizione dominante.

Analogamente, alcuni fotografi riconosciuti della scena nazionale e internazionale sono spariti, mentre altri - che hanno sfruttato a loro vantaggio le potenzialità di internet - sono emersi con progetti spesso molto interessanti.

Questo discorso vuole essere un monito: adattati al cambiamento, sii intelligente e affronta le sfide.

Non essere semplicemente un fotografo: sii un creatore di esperienze.

Per dare vita a queste esperienze, attingi alle tue passioni, ai tuoi ambiti di competenza e alle tue conoscenze, tenendo sempre a mente ciò che vuoi far vivere ai tuoi clienti.

La documentazione fotografica sarà solo uno degli elementi che comporranno il tuo prodotto.

In questi anni ci è capitato di incontrare psicologi, sommelier, avvocati, persone con competenze e passioni specifiche, che un giorno della loro vita hanno deciso di aprire partita IVA come fotografi, sfociando spesso nel settore matrimonio – dove la competizione è enorme e il cui mercato, tra l’altro, è potenzialmente in calo.

 

Ecco che uno psicologo potrebbe, invece, creare un servizio diverso utilizzando la fotografia come mezzo per analizzare i rapporti delle coppie in crisi.
Il cambio di clientela potenziale sarebbe incredibile, considerando il numero di divorzi che ci sono ogni anno – o forse il fotografo-psicologo potrebbe salvare il matrimonio?

Un altro ambito di applicazione è la fotografia boudoir, ancora poco frequentata dai fotografi italiani: questa potrebbe essere un ottimo mezzo con il quale aiutare le donne a ritrovare la fiducia nel proprio corpo, nella propria femminilità e bellezza, che vanno al di là dei canoni imposti dalla società.

 

Gli architetti che hanno deciso di lavorare nella fotografia sono un altro esempio di competenza tecnica specifica, che può sfociare in servizi fotografici per la casa, per l’arredo e per famiglie che hanno necessità di visualizzare quello che ancora devono realizzare: il loro futuro sotto uno stesso tetto.

 

Potresti essere un pianificatore di eventi.

I tanti fotografi toscani, veneti o siciliani (ma non solo) hanno la fortuna di vivere in territori ricchi di prodotti gastronomici e culinari fantastici.
Perché allora non organizzare tour specifici per persone appassionate di enogastronomia, documentando fotograficamente l’esperienza e creando un momento di condivisione per gruppi di amici?

Se sei un fotografo professionista con base a Milano, Torino, Roma, Firenze, Venezia o Napoli (ma anche nel resto d’Italia), potresti proporre tour organizzati per facoltosi turisti che abbiano voglia di scoprire luoghi nascosti della tua città, inserendo all’interno della tua offerta un servizio fotografico grazie al quale ricordare quei momenti di gioia condivisa.

 

Devi creare l’esperienza curando ogni aspetto, rendere tangibile l’emozione e il valore di quello che hai proposto, realizzato e venduto.

Pensa alle fotografie come a oggetti che verranno riposti in qualche luogo che non sia la bacheca di Facebook (sappiamo già la fine che farebbero lì): stampe, fotolibri, scatole curate e personalizzate, evocative e utili per rivivere l’esperienza che racchiudono.

Per richiamare l’attenzione delle persone non basta più dire “Faccio il fotografo”.  

E’ necessario disegnare esperienze che permettano a te di rifiorire e al tuo potenziale cliente di ricordare, anche a distanza di anni, i momenti che davvero sono stati importanti nella sua vita, in quella dei suoi figli e della comunità.

 

Siamo Laura e Tommaso.

Abbiamo creato questo progetto perché vogliamo aiutarti a cambiare il tuo business, immaginando insieme un futuro che possa davvero dar vita a un mondo di ricordi migliore.

Tu cosa ne pensi? Scrivilo nei commenti.

Sì. Laura dice che puoi usare parolacce.

Photo by Florian Klauer on Unsplash

2 pensieri su “Sei un fotografo professionista? Non vendere più le tue immagini

  1. Senza dire parolacce..penso che devo incontrarvi al più presto.. nn amo stare troppo ferma ed ora è arrivato il momento di agire.. tenetemi informata sui i vs i contri e sta volta mollo tutto e vi raggiungo …

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